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La pericolosità della Tubercolosi


23/03/2016 - Negli ultimi mesi si sta molto discutendo, nella Comunità scientifica e sui media, di un ritorno della Tubercolosi, che sta diventando sempre più pericolosa perché i batteri che ne sono la causa stanno mutando e diventando più aggressivi. I dati infatti sembrano dimostrarlo, dati che si confermano nel momento in cui viene svolto un confronto tra Tubercolosi ed Ebola, il virus che è entrato nel dibattito sui media creando un allarmismo a livello globale. Infatti che Ebola sia un patogeno insidioso non c’è dubbio. La virulenza che manifesta lo rende di certo unico, anche perché evolvendo, è diventato più “furbo” e sacrificando una parte della sua aggressività a favore di una maggiore diffusibilità. Fermo restando l’innegabile pericolosità di Ebola, dati alla mano non sembra essere l’emergenza maggiore. I ceppi di Mycobacterium tuberculosis sembrano degni di miglior fama avendo ucciso, nel 2011, 1.4 milioni di persone e provocando nel 2014 quasi 10 milioni di nuovi casi e 1,5 milioni di decessi occupando il primo posto fra le cause di morte infettive.
Apriamo, dunque, una breve parentesi storica sul Mycobacterium tuberculosis. La storia riguarda il lontano 1986 quando a New York esordisce un ceppo di M.tubercolare che risulta particolarmente aggressivo con multiresistenze ai farmaci e difficile da debellare. In quegli anni la spiegazione più plausibile sembra legata alla importante crescita dell’HIV e alle migrazioni di massa dall’Estremo Oriente, ma i dati non sono del tutto coerenti tra loro. Ne scaturisce una ricerca genotipica di M.tubercolare che porta ad identificare 875 ceppi, divisi in 6 famiglie principali. Tra questi  il ceppo più aggressivo e letale è denominato “gruppo di Pechino”, per la sua prevalenza nella capitale cinese, che è molto più efficiente nella aerosolizzazione e più veloce nella trasformazione verso la malattia conclamata.
Sembra quindi plausibile che l’evoluzione dei patogeni segua con grande efficienza la probabilità associata a reinfezioni: la densità di popolazione e le condizioni igieniche carenti infatti offrono la massima facilità di trasmissione al batterio che quindi ha “imparato” a diminuire i tempi di reinfezione, andando in una direzione apparentemente opposta a quanto sta facendo Ebola.
Siamo dunque agli inizi di un nuovo allarmismo globale che vede questa volta protagonista il virus della Tubercolosi? Speriamo di no, ma soprattutto ci auguriamo che l'OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità), si adoperi con un piano medico preventivo che sia più efficiente ed efficace rispetto alle misure messe in atto per il caso Ebola.